(via valexx)

dissipandoci:

A ME PASS PO CAZZZZZZZZZZ

(Fonte: stringimiconletuespine, via iononsodi-nien-te)

Timestamp: 1397250411

dissipandoci:

A ME PASS PO CAZZZZZZZZZZ

(Fonte: stringimiconletuespine, via iononsodi-nien-te)

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C’era una volta la vita di un’adolescente alle prese con la propria cotta, anche essa adolescente; c’erano gli sms, 140 caratteri che costavano 20 centesimi, non c’erano promozioni, smartphone, c’erano gli squilli. L’alternativa economica, la comunicazione più criptica e allo stesso momento più chiara di sempre.

Significava “ti penso”, per la maggior parte delle volte; “buonanotte“, “buongiorno”, “doveminchiaseicheseiinritardo”… “ricordati di me” (questa sera che non hai da fare?). E non ci facevamo problemi, era l’unica cosa che potevamo fare senza spendere capitali, uno squillo, dopotutto, cosa costava in termini di fatica? Nulla.

Lo squillo della propria cotta, ci faceva fare ottomila multisala in testa. E andava bene, benissimo così, perché erano tempi talmente dilatati e tranquilli che ci si continuava a fare squilli all’infinito, come se fosse già abbastanza. Come se ci si dicesse già tutto tramite quel fottutissimo TUUUUUUUUUUU trasformato dall’altra parte nella suoneria predefinita del Nokia, o nella suoneria monofonica di Dragostea Din Tei un po’ spastica perché gliel’avevi composta tu.


Poi sono arrivate le promozioni, tipo che ne so, i 2000 messaggi gratis della Wind. E allora libertà. Però attenzione, potevi prenderti una cotta per la persona che aveva un gestore telefonico diverso dal tuo. E allora nun s’aveva da fare, dovevi ingegnarti in altre maniere, dal vivo, che ne so, con cartelloni, led luminosi, una freccia in testa con su scritto “ehy ciao, sono qui, passa a Wind così possiamo flirtare”.

E via ad MSN. Iniziano i dilemmi, le paranoie, la prova dell’infinita stupidità umana. Perché sapete, il problema non è se ricambia o meno la vostra cotta, il problema è sapere quando è online o meno. Cosa minchia sta facendo piuttosto che calcolare la vostra misera esistenza.

Con gli squilli non c’erano questi problemi, ci si giustificava più facilmente “ma magari non ha credito”. Con gli sms “ma magari non è wind”; con il defunto (?) messenger di mamma Microsoft, cambia la domanda che ci poniamo; non è più “mi penserà?” ma “perché è online e non mi caga di striscio?”.

Con MSN inizia la “paranoia emotiva da social network”. Lui o lei sono online, lì, pallino verde, cambiano lo status, ascoltano musica, lo vedete perché c’hanno quel superfigo plugin che permette di far vedere ai contatti la musica che si ascolta. Ma, cazzarola, non cliccano sul vostro fottutissimo nome.

Allora iniziano le fasi della PEDSN.
-Incredulità e sgomento;
-Sensazione di abbandono/instabilità della relazione;
-Improbabili tentativi di approcci altrettanto improbabili;
-In caso di risposta: cercare di far finta di nulla sul mancato click sul proprio nome;
-In caso di NON risposta: paranoia, violentami forte.

E allora stavi lì ORE a cambiare status, che poteva essere da “uff che palle” a “la vita è un pendolo che oscilla incessantemente tra noia e dolore, passando per l’ intervallo fugace del piacere”, insomma, roba da intellettualoidi, contattami e parliamone.

Ma non succedeva.

E allora cambiavi avatar.

E figurati.

E allora, in preda alla disperazione, cliccavi sulla sua finestra e la fissavi. Prima o poi spunterà la matitina, magari si vergogna a scrivermi, magari la disturbo, penserà.

Alla fine contattavi tu, dicendo “scusami ma i compiti di oggi?” e poi ti paravi il sederino dicendo “oppps scusa, ho sbagliato finestra, eheh, che sbadato! Comunque come stai?”; e diciamocelo, ci sentivamo dei gran fighi, perché eravamo riusciti ad approcciarci.

Possiamo anche disquisire per altre mille parole sullo status “invisibile” puntualmente sgamato tramite grandi abilità di studi che manco gli hacker. Però passiamo alla next-generation.

Arriva Facebook, e quel dannato pallino verde è sempre lì. E la vostra cotta, sempre online. Il tempo delle scuse è finito, si vede ogni attività, Paola si sta scaccolando il naso con ardore e sta evitando appositamente di aprire la finestrella della chat della ragazzo che gli muore dietro, per poi scusarsi con un “scusa, ero in bagno”. Roba che ti fa chiedere se esiste ancora la stitichezza, visto che questa è l’unica scusa plausibile che può tenerti lontano dal rispondere ad una persona.

Voi che avete 24 o più inverni di me, l’avreste mai pensato che da quel cellulare con cui ci si faceva gli squilli, si sarebbe passati a veri e propri moti di stalking?

E fu tempo di Whatsapp e il suo “Ultimo accesso”. Roba che tu mandi un messaggio alle 20:03. E vedi la persona che ti piace che fa accesso alle 20:10. E allora pensi vabbè, starà controllando le notifiche. Alle 20:34. Ok, forse sta rispondendo ai parenti. Alle 21:20. Sicuramente starà scrivendo alla migliore amica.

Ma sono le fottute ore 23:00 e non ricevi un messaggio, vedi l’ora di accesso sempre più vicina e sembrate minuti che si rincorrono. A volte potremmo stare anche tutta la giornata a vedere l’orario di accesso delle genti che non ci calcolano di striscio, anche solo per vedere quando si degneranno di farlo.

E se non lo fanno, no, con Whatsapp non è così semplice, non è MSN. Con Whatsapp, signori e signore, inutile che ci affanniamo, perché vige la seguente regola.

“Ai messaggi di whatsapp si risponde per ordine di scopabilità”.

Traete le vostre conclusioni, dunque.

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"what’s your msn?"

ancient excerpt from a dead language  (via lucasta)

Oh :’)

(Fonte: cadburycreamcoolator, via littlepinkprincess19)

malakain:

la maggior parte delle volte

(Fonte: findmeplease, via nonhoamici-)

Timestamp: 1397081403

malakain:

la maggior parte delle volte

(Fonte: findmeplease, via nonhoamici-)

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